venerdì 1 marzo 2013




 Breve introduzione al Decameron
  Il Decameron è una raccolta di cento novelle . Scritto probabilmente tra il 1348 e il 1353.
Boccaccio racconta di come un gruppo di 7 fanciulle e 3 fanciulli di elevato rango sociale
decida di ritirarsi in campagna per scappare dalla città di Firenze devastata dalla peste .
Per occupare le ore calde del pomeriggio raccontano ogni giorno una novella ciascuno,
eleggendo dalla brigata un re , il o la quale deve fissare un tema ai narratori.                                  


Federigo Degli Alberighi

Federigo degli Alberighi ama e non è amato
e in cortesia spendendo si consuma

e rimangli un sol falcone, il quale,
non avendo altro dà a mangiare alla sua donna
venutagli a casa; la quale, ciò sappiendo,
mutata d’animo, il prende per marito e fallo ricco.



IX novella, V giornata

Narratrice : Fiammetta


Reginetta: Fiammetta
Il tema di questa novella è l'"amore a lieto fine".






                                                                                                  Ritratto di Giovanni Boccaccio


In questa novella Boccaccio mette in evidenza la crisi del sistema cortese e del corteggiamento facendo trasparire la sua nostalgia per i valori e i costumi di una nobiltà antica.
Il protagonista , infatti, incarna gli ideali di quella che era l'aristocrazia cortese , ma porta in primo piano ciò che la letteratura cortese aveva sempre ignorato ,cioè le basi materiali della cortesia , e lo fa mettendo in evidenza il fatto che Federigo nonostante aver perso tutti i suoi averi mantiene il suo animo nobile continuando a incarnare l'idea di perfetto cavaliere.
Le novelle sono delle esperienze di vita esemplare ,una prova della straordinaria della varietà e della complessità di vivere. Il tema dell'amore ha un posto di privilegio per Boccaccio, il quale affronta tutti i tipi d'amore , in questo caso l'amore a felice fine .
Anche in questa novella intervengono la sorte e il caso , infatti, un altro tema che viene affrontato è quello della fortuna avversa e favorevole , la quale conduce le vicende dei personaggi in maniera drammatica fino al lieto fine .
Federigo degli Alberighi è l'esempio di un amore che investe tutta una vita come pena e sacrificio devoto.Con il carattere di Federigo Boccaccio evidenzia la fusione di ideali cortesi e borghesi
Il narratore di 1° grado è onniscente (narratore che conosce alla perfezione situazioni del presente,passato e futuro,conosce la psicologia dei personaggi,ciò che pensano,come agiscono ) , sucessivamente diventa di 2° grado in quanto inizia a narrare Coppo Borghese Domenichi ( rimane narratore ogniscente )
E' scritto in volgare e si ispira al modello classico ,cioè quello formale con verbo posto a fine verso, struttura ipotattica ( subordinata) .

Riassunto
Fiammetta inizia a raccontare la sua novella e spiega che a Firenzeforse vive ancora un uomo di grande prestigio e autorità, chiamato Coppo di Borghese Domenichi, il quale è solito narrare fatti avvenuti nella sua giovinezza in città. Uno di questi riguarda un giovane nobile di nome Federigo degli Alberighi, famoso in tutta la Toscana per la sua cortesia e il valore nelle armi. Costui si innamora perdutamente di una bellissima nobildonna di nome monna Giovanna, sposata e con un figlio, e tenta di conquistarla in ogni modo partecipando a tornei cavallereschi, a giostre, offrendo meravigliosi pranzi e conviti. L'uomo spende senza ritegno nel tentativo vano di ottenere l'amore della donna, che tuttavia non lo degna di uno sguardo mantenendo una condotta onesta; alla fine Federigo dissipa tutto il suo patrimonio, riducendosi in povertà e conservando unicamente un piccolo podere presso Campi e un falcone, che egli usa per cacciare ed è l'ultimo simbolo della sua nobiltà. Non potendo più risiedere in città sostenendo uno stile di vita adatto al suo lignaggio, decide di trasferirsi nel suo podere dove vive grazie alla caccia e ai frutti della sua terra. Mentre Federigo si riduce in miseria, il marito di Giovanna si ammala gravemente e fa testamento, designando come erede universale il giovane figlio; la moglie erediterà tutto in caso di morte del ragazzo, in assenza di altri eredi. La donna rimane vedova e in seguito va a trascorrere l'estate in una residenza vicina al podere di Federigo, dove il ragazzo inizia a frequentare l'Alberighi diventando suo amico: egli ammira moltissimo il falcone e vorrebbe averlo in dono, tuttavia non osa chiederlo all'uomo che sembra essergli molto affezionato.
In seguito il ragazzo si ammala e la madre lo accudisce con ogni cura, chiedendogli se desideri qualche cosa che lo aiuti nella guarigione: il ragazzo chiede il falcone di Federigo, il cui dono avrebbe il potere di rimetterlo in forze. La donna è molto incerta, poiché sa bene che se chiedesse l'animale a Federigo lo otterrebbe senz'altro, pure non osa avanzare una simile richiesta in quanto è consapevole che l'uomo ha scialacquato i suoi averi per conquistarla e lei non lo ha mai minimamente considerato. Giovanna non sa che fare e temporeggia, ma quando il figlio peggiora si decide a esaudire il suo desiderio e gli promette che avrà il sospirato falcone. Il mattino seguente la donna si reca in compagnia di un'altra dama presso il podere di Federigo, domandando di lui. L'uomo sta lavorando nell'orto e, avvertito della presenza di monna Giovanna, corre alla porta: lei gli si rivolge con piacevole cortesia e si scusa dei danni che Federigo ha subìto a causa del suo amore, proponendogli di trattenersi a pranzo con l'amica. L'uomo risponde che non ricorda di aver ricevuto altro che bene dalla donna e la accoglie benevolmente nella sua povera casa, lasciando la moglie del suo servitore a farle compagnia mentre lui dispone per il pranzo. Solo ora Federigo si rende conto dell'estrema povertà in cui versa, poiché nei giorni scorsi non ha cacciato e dunque non ha nulla da offrire a Giovanna: non volendo abbassarsi a chiedere qualcosa al suo servitore, prende la decisione di sacrificare il suo falcone, che potrà essere una vivanda degna della nobildonna. Senza esitazioni tira il collo all'animale e lo dà a una servetta perché lo cucini, quindi accoglie Giovanna e l'amica alla sua tavola e i tre pranzano mangiando il falcone, cosa che la donna naturalmente ignora.
Dopo essersi alzati da tavola, Giovanna entra finalmente in argomento e inizia un lungo discorso in cui dichiara che la sua può sembrare presunzione, visti i trascorsi suoi e dell'uomo, ma a spingerla a ciò è l'amore per suo figlio che ora giace gravemente ammalato: è solo per lui che è costretta a chiedergli in dono la cosa cui tiene di più, ovvero il falcone di cui il ragazzo si è invaghito al punto che, se lei non glielo porta, teme che possa morire. Non per amore, dunque, ma per la nobiltà di cui Federigo ha dato molteplici prove lo prega di darle l'animale, così che possa salvare la vita al figlio ed essergli per sempre obbligata. Federigo, resosi conto di non poter esaudire la richiesta di Giovanna, inizia a piangere senza dire una parola e la donna all'inizio crede che ciò sia per il dolore di separarsi dal falcone ed è tentata di ritirare la sua domanda, ma poi l'uomo afferma che di tutte le sventure che ha subìto finora questa è la più crudele, dal momento che non può accontentarla: spiega di averle imbandito il falcone per onorarla e per dimostrare che ciò che dice è il vero, fa portare a Giovanna i resti dell'animale. La donna dapprima lo biasima di aver sacrficato il falcone solo per lei, quindi riconosce la grandezza d'animo mostrata dall'uomo nel volerla onorare; non potendo avere dunque il falcone, ringrazia Federigo e torna a casa, disperando della guarigione del figlio.
Il ragazzo, forse per il dolore di non aver avuto il falcone o forse per l'aggravarsi della sua malattia, muore pochi giorni dopo provocando un grandissimo dolore alla madre. Questa, essendo ormai ricchissima e ancora giovane, è in seguito esortata dai fratelli a rimaritarsi, e di fronte alle loro insistenze alla fine acconsente all'unica condizione di sposare Federigo, la cui cortesia e nobiltà d'animo l'hanno profondamente colpita. I fratelli tentano di dissuaderla, in quanto l'uomo è povero in canna, ma Giovanna ribatte che preferisce un uomo senza ricchezze e nobile d'animo, piuttosto che un uomo ricco e non nobile. I fratelli acconsentono e viene così celebrato il matrimonio, che dura felicemente molti anni con Federigo che diventa miglior amministratore dei suoi averi.


I Personaggi:

Federigo
Protagonista della novella.Noto anche col nome di Federigo di messer Filippo Alberighi.Superiore a tutti gli altri uomini per armi e cortesia,valori tipici di un cavaliere.
Era un giovane aspirante cavaliere appartenente ad una delle più nobili famiglie fiorentine.Uomo fortemente magnanimo e generoso che per la sua donna amata partecipò a tornei,realizzò feste e donò tutto ciò che aveva,diventando così da ricco che era molto povero.
Per sopravvivere cominciò ad uccellare,cioè a cacciare uccelli col suo falcone.

Monna Giovanna
Gentil donna fiorentina,una delle donne più belle e leggiadre di Firenze.Divenne ricchissima ottenendo in eredità i possedimenti del marito defunto.Provò grande sofferenza e dolore per la morte del figlio.Inizialmente ignorò completamente l’amore di Federigo ma alla fine,apprezzando i suoi valori,lo sposò.

Figlio di Giovanna
Il figlio è un personaggio secondario che viene solo citato nella novella e del quale non si hanno descrizioni.Di lui si sa soltanto che si affezionò molto al falcone di Federigo e che dopo essersi gravemente ammalato,morì.

Marito di Giovanna
Può essere definito una comparsa in quanto viene citato
una sola volta nella storia.Di lui si sa che s’ammalò e poco
dopo morì.Oltre a lui c’è anche un’altra comparsa,cioè la donna che accompagna Giovanna al podere di Federigo.



                                                                                 Hughes, Edward Robert (1832-1908)                    


                                                                                                                     
Fratelli di Giovanna
Vengono citati solo alla fine della novella e volevano fortemente che la sorella si risposasse.

Coppo di Borghese Domenichi
Personaggio storico cittadino di Firenze di grande autorità.Illustre per i costumi e per la virtù piuttosto che per la nobiltà di sangue.Probabilmente era una persona anziana come si può dedurre dall’espressione “essendo d’anni pieno”.
Amava parlare con i suoi vicini e con altri di molti argomenti,e decise di raccontare anche le vicende del giovane Federigo.

Dimensione Spaziale
La storia si svolge principalmente a Firenze,essendo sia Federigo che Giovanna originari di là,ma poi si sposta a Campi,un villaggio non lontano da Firenze.Nella novella vengono anche descritti luoghi minori,come il poderetto di Federigo e il possedimento di Giovanna,non molto lontano da quello di Federigo.

Dimensione Temporale
La storia,come in tutte le novelle di Boccaccio,si svolge nel periodo Medievale ma non abbiamo informazioni ben precise. Sappiamo solo essersi svolta in estate in quanto in questo periodo Giovanna andava a vivere col figlio nel podere accanto a quello di Federigo,secondo l’usanza delle donne fiorentine.Un altro riferimento al tempo è la mattina in cui Giovanna si reca con una donna a casa di Federigo e i “pochi giorni”dal ritorno in casa di Giovanna,dopo i quali il figlio morì.
Alla fine della novella,invece,vengono citati gli ultimi anni di vita di Federigo,che egli visse con l’ormai moglie Giovanna.


Secondo Dante e Boccaccio...

Mentre Dante vedeva la fortuna come una gerarchia angelica,al contrario per Boccaccio è pura casualità,contro la quale l’uomo deve difendersi se avversa e sfruttarla al massimo se favorevole.
L’uomo,per affrontarla,utilizza l’industria(o ingegno),cioè la capacità dell’uomo di adoperarsi.
La fortuna presente in questa novella,da avversa che era all’inizio,divenne poi favorevole permettendo a Federigo di sposare la sua donna.
Boccaccio descrive soprattutto la classe borghese in quanto è quella che conosce meglio avendola più volte incontrata mentre si trovava a Napoli col padre,che era un socio della banca Bardi.
Egli considerava positivi i vari aspetti della borghesia,come ad esempio quello di saper arricchirsi e attivarsi ai fini di guadagnare.
Al contrario per Dante arricchirsi era uno dei peccati più grandi.
Boccaccio critica però la “ragion di mercatura”;infatti secondo lui bisognava arricchirsi senza mai oltrepassare il limite del buon senso.
In realtà,però,la classe sociale per eccellenza per Boccaccio è quella nata dalla fusione di aristocrazia e borghesia.


In questo sito si può trovare la novella nella versione in lingua moderna, a cura di Piero Chiara.

http://www.fabbriscuola.it/hyfabbri/Quadrato_magico/pdf_lett/Lett_02.pdf



Lettura "Federigo degli Alberighi"

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